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20

Fabrizio De André - Album
1968: Volume 3

 

La Canzone Di Marinella
Il Gorilla
La Ballata Dell'Eroe
S'I' Fosse Foco
Amore Che Vieni, Amore Che Vai
La Guerra Di Piero
Il Testamento
Nell'Acqua Della Chiara Fontana
La Ballata Del Miche'
Il Re Fa Rullare I Tamburi

La Canzone Di Marinella
(Testo e Musica: Fabrizio De André)
Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera,
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra a una stella.
Sola senza il ricordo di un dolore
vivevi senza il sogno d'un amore,
ma un re senza corona e senza scorta
bussò tre volte un giorno alla tua porta.
Bianco come la luna il suo cappello,
come l'amore rosso il suo mantello,
tu lo seguisti senza una ragione
come un ragazzo segue l'aquilone.
E c'era il sole e avevi gli occhi belli,
lui ti baciò le labbra ed i capelli;
c'era la luna e avevi gli occhi stanchi,
lui pose le sue mani sui tuoi fianchi.
Furono baci e furono sorrisi,
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle.
Dicono poi che mentre ritornavi
nel fiume chissà come scivolavi
e lui che non ti volle creder morta
bussò cent'anni ancora alla tua porta.
Questa è la tua canzone, Marinella,
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno, come le rose;
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno, come le rose.

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Il Gorilla
(Testo italiano: Fabrizio De André; Testo e Musica originali: Georges Brassens, "Le Gorille")
Sulla piazza d'una città
la gente guardava con ammirazione
un gorilla portato là
dagli zingari d'un baraccone;
con poco senso del pudore
le comari di quel rione
contemplavano l'animale
non dico come, non dico dove.
Attenti al gorilla!
D'improvviso la grossa gabbia
dove viveva l'animale
s'aprì di schianto, non so perché,
forse l'avevano chiusa male;
la bestia, uscendo fuori di là,
disse: "quest'oggi me la levo",
parlava della verginità
di cui ancora viveva schiavo.
Attenti al gorilla!
Il padrone si mise a urlare
"il mio gorilla, fate attenzione,
non ha veduto mai una scimmia,
potrebbe fare confusione";
tutti i presenti a questo punto
fuggirono in ogni direzione,
anche le donne, dimostrando
la differenza fra idea e azione.
Attenti al gorilla!
Tutta la gente corre di fretta
di qua e di là con grande foga,
si attardano solo una vecchietta
e un giovane giudice con la toga;
visto che gli altri avevan squagliato,
il quadrumane accelerò
e sulla vecchia e sul magistrato
con quattro salti si portò.
Attenti al gorilla!
"Bah", sospirò pensando la vecchia,
"ch'io fossi ancora desiderata
sarebbe cosa alquanto strana
e più che altro non sperata";
"Che mi si prenda per una scimmia",
pensava il giudice col fiato corto,
"non è possibile, questo è sicuro",
il seguito prova che aveva torto.
Attenti al gorilla!
Se qualcuno di voi dovesse,
costretto con le spalle al muro,
violare un giudice od una vecchia,
della sua scelta sarei sicuro;
ma si dà il caso che il gorilla,
considerato un grandioso fusto,
da chi l'ha provato però non brilla
né per lo spirito né per il gusto.
Attenti al gorilla!
Infatti lui, sdegnata la vecchia,
si dirige sul magistrato,
lo acchiappa forte per un'orecchia
e lo trascina in mezzo ad un prato;
quello che avvenne tra l'erba alta
non posso dirlo per intero,
ma lo spettacolo fu avvincente
e lo "suspance" ci fu davvero.
Attenti al gorilla!
Dirò soltanto che sul più bello
dello spiacevole e cupo dramma
piangeva il giudice come un vitello,
negli intervalli gridava "mamma",
gridava "mamma" come quel tale
cui il giorno prima come ad un pollo
con una sentenza un po' originale
aveva fatto tagliare il collo.
Attenti al gorilla!

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La Ballata Dell'Eroe
(Testo e Musica: Fabrizio De André)
Era partito per fare la guerra,
per dare il suo aiuto alla sua terra;
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vendere cara la pelle
e quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinse a cercare la verità.
Ora che è morto la patria si gloria
d'un altro eroe alla memoria.
Ma lei che lo amava aspettava il ritorno
d'un soldato vivo; d'un eroe morto che ne farà
se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d'una medaglia alla memoria?

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S'I' Fosse Foco
(Sonetto di Cecco Angiolieri; Musica: Fabrizio De André)
S'i' fosse foco, arderei 'l mondo,
s'i' fosse vento, lo tempesterei,
s'i' fosse acqua; i' l'annegherei,
s'i' fosse Dio, manderei'l en profondo.
S'i' fosse papa, sare' allor giocondo,
tutt'i cristiani l'imbrigherei,
s'i' fosse 'mperator, sa che farei?
A tutti mozzerei lo capo a tondo.
S'i' fosse morte, andarei da mio padre,
s'i' fosse vita, fuggirei da lui,
similemente farìa da mi' madre.
S'i' fosse Cecco, come sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
e vecchie e laide lasserei altrui.
S'i' fosse foco, arderei 'l mondo,
s'i' fosse vento, lo tempesterei,
s'i' fosse acqua; i' l'annegherei,
s'i' fosse Dio, manderei'l en profondo.

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Amore Che Vieni, Amore Che Vai
(Testo e Musica: Fabrizio De André)
Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai,
amore che fuggi da me tornerai;
un giorno qualunque ti ricorderai,
amore che fuggi da me tornerai.
E tu che con gli occhi d'un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore,
fra un mese, fra un anno scordate le avrai,
amore che vieni da me fuggirai;
fra un mese fra un anno scordate le avrai,
amore che vieni da me fuggirai.
Venuto dal sole o da spiagge gelate,
perduto in novembre o col vento d'estate,
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai,
amore che vieni, amore che vai;
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai,
amore che vieni, amore che vai.

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La Guerra Di Piero
(Testo e Musica: Fabrizio De André)
Dormi sepolto in un campo di grano,
non è la rosa, non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi,
ma sono mille papaveri rossi.
"Lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati,
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente".
Così dicevi ed era d'inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve,
il vento ti sputa in faccia la neve.
Fermati, Piero, fermati adesso,
lascia che il vento ti passi un po' addosso,
dei morti in battaglia ti porti la voce,
chi diede la vita ebbe in cambio una croce.
Ma tu non lo udisti e il tempo passava,
con le stagioni a passo di "giava"
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera.
E, mentre marciavi con l'anima in spalle,
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore.
Sparagli, Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue,
cadere in terra a coprire il suo sangue.
"E se gli sparo in fronte o nel cuore,
soltanto il tempo avrà per morire,
ma il tempo a me resterà per vedere,
vedere gli occhi di un uomo che muore".
E mentre gli usi questa premura,
quello si volta, ti vede, ha paura
ed imbracciata l'artiglieria,
non ti ricambia la cortesia.
Cadesti a terra, senza un lamento,
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chieder perdono per ogni peccato.
Cadesti a terra, senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato ritorno.
Ninetta mia, crepare di maggio,
ci vuole tanto troppo coraggio,
Ninetta bella, dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno.
E, mentre il grano ti stava a sentire,
dentro le mani stringevi il fucile,
dentro la bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole.
Dormi sepolto in un campo di grano,
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi,
ma sono mille papaveri rossi.

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Il Testamento
(Testo e Musica: Fabrizio De André)
Quando la morte mi chiamerà,
forse qualcuno protesterà,
dopo aver letto nel testamento
quel che gli lascio in eredità;
non maleditemi non serve a niente
tanto all'inferno ci sarò già.
Ai protettori delle battone
lascio un impiego da ragioniere,
perché provetti nel loro mestiere
rendano edotta la popolazione;
ad ogni fine di settimana,
sopra la rendita di una puttana,
ad ogni fine di settimana,
sopra la rendita di una puttana.
Voglio lasciare a Bianca Maria,
che se ne frega della decenza,
un attestato di benemerenza
che al matrimonio le spiani la via,
con tanti auguri per chi c'è caduto
di conservarsi felice e cornuto,
con tanti auguri per chi c'è caduto
di conservarsi felice e cornuto.
Sorella morte, datemi il tempo
di terminare il mio testamento,
datemi il tempo di salutare,
di riverire, di ringraziare
tutti gli artefici del girotondo
intorno al letto di un moribondo.
Signor becchino, mi ascolti un poco,
il suo lavoro a tutti non piace,
non lo consideran tanto un bel gioco
coprir di terra chi riposa in pace
ed è per questo che io mi onoro
nel consegnarle la vanga d'oro,
ed è per questo che io mi onoro
nel consegnarle la vanga d'oro.
Per quella candida vecchia contessa,
che non si muove più dal mio letto,
per estirparmi l'insana promessa
di riservarle i miei numeri al lotto;
non vedo l'ora di andar fra i dannati
per riferirglieli tutti sbagliati,
non vedo l'ora di andar fra i dannati
per riferirglieli tutti sbagliati.
Quando la morte mi chiederà
di restituirle la libertà,
forse una lacrima, forse una sola
sulla mia tomba si spenderà,
forse un sorriso, forse uno solo
dal mio ricordo germoglierà.
Se dalla carne mia già corrosa,
dove il mio cuore ha battuto il tempo,
dovesse nascere un giorno una rosa,
la do alla donna che mi offrì il suo pianto;
per ogni palpito del suo cuore,
le rendo un petalo rosso d'amore,
per ogni palpito del suo cuore,
le rendo un petalo rosso d'amore.
A te che fosti la più contesa,
la cortigiana che non si dà a tutti
ed ora all'angolo di quella chiesa
offri le immagini ai belli ed ai brutti,
lascio le note di questa canzone,
canto il dolore della tua illusione,
a te che sei, per tirare avanti,
costretta a vendere Cristo e i santi.
Quando la morte mi chiamerà,
nessuno al mondo si accorgerà
che un uomo è morto senza parlare,
senza sapere la verità,
che un uomo è morto senza pregare,
fuggendo il peso della pietà.
Cari fratelli dell'altra sponda,
cantammo in coro giù sulla terra,
amammo in cento l'identica donna,
partimmo in mille per la stessa guerra;
questo ricordo non vi consoli,
quando si muore, si muore si muore soli,
questo ricordo non vi consoli,
quando si muore, si muore soli.

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Nell'Acqua Della Chiara Fontana
(Testo italiano: Fabrizio De André; Testo e Musica originali: Georges Brassens, "Dans L'Eau De La Claire Fontaine")
Nell'acqua della chiara fontana
lei tutta nuda si bagnava,
quando un soffio di tramontana
le sue vesti in cielo portava.
Dal folto dei capelli mi chiese,
per rivestirla, di cercare
i rami di cento mimose
e ramo con ramo intrecciare.
Volli coprire le sue spalle
tutte di petali di rosa,
ma il suo seno era così minuto
che fu sufficiente una rosa.
Cercai ancora nella vigna,
perché a metà non fosse spoglia,
ma i suoi fianchi eran così minuti
che fu sufficiente una foglia.
Le braccia lei mi tese allora
per ringraziarmi, un po' stupita,
io la presi con tanto ardore
che lei fu di nuovo svestita.
Il gioco divertì la graziosa,
che molto spesso alla fontana
tornò a bagnarsi, pregando Dio
per un soffio di tramontana.

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La Ballata Del Miche'
(Testo e Musica: Fabrizio De André)
Quando hanno aperto la cella
era già tardi perché
con una corda sul collo
freddo pendeva Michè.
Tutte le volte che un gallo
sento cantar penserò
a quella notte in prigione
quando Michè s'impiccò.
Stanotte Michè
s'è impiccato ad un chiodo perché
non voleva restare vent'anni in prigione
lontano da te.
Nel buio Michè
se n'è andato sapendo che a te
non poteva mai dire che aveva ammazzato
perché amava te.
Io so che Michè
ha voluto morire perché
ti restasse il ricordo del bene profondo
che aveva per te.
Vent'anni gli avevano dato,
la corte decise così
perché un giorno aveva ammazzato
chi voleva rubargli Marì.
Lo avevan perciò condannato,
vent'anni in prigione a marcir,
però adesso che lui s'è impiccato
la porta gli devono aprir.
Se pure Michè
non ti ha scritto spiegando perché
se n'è andato dal mondo, tu sai che l'ha fatto
soltanto per te.
Domani alle tre
nella fossa comune cadrà
senza il prete e la messa perché di un suicida
non hanno pietà.
Domani alle tre
nella terra bagnata sarà
e qualcuno una croce col nome e la data
su lui pianterà;
e qualcuno una croce col nome e la data
su lui pianterà.

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Il Re Fa Rullare I Tamburi
(Canzone popolare francese del XIV secolo; Rielaborazione di Fabrizio De André)
Il re fa rullare i tamburi,
il re fa rullare i tamburi:
vuol sceglier fra le dame
un nuovo e fresco amore,
ed è la prima che ha veduto
che gli ha rapito il cuore.
Marchese, la conosci tu?
Marchese, la conosci tu?
Chi è quella graziosa?
Ed il marchese disse al re:
"Maestà, è la mia sposa".
Tu sei più felice di me?
Tu sei più felice di me?
D'aver dama si bella,
signora si compita?
Se tu vorrai cederla a me,
sarà la favorita.
Signore, se non foste il re,
Signore, se non foste il re,
v'intimerei prudenza,
ma siete il sire, siete il re:
vi devo l'obbedienza.
Marchese, vedrai passerà,
Marchese, vedrai passerà
d'amor la sofferenza;
io ti farò nelle mie armate
maresciallo di Francia.
Addio per sempre, mia gioia,
addio per sempre, mia bella,
addio dolce amore:
devi lasciarmi per il re
ed io ti lascio il cuore.
La regina ha raccolto dei fiori,
la regina ha raccolto dei fiori,
celando la sua offesa
ed il profumo di quei fiori
ha ucciso la marchesa.

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