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12

Fabrizio De André - Album
1980: In Concerto, Arrangiamenti PFM (Vol. 2)

 

Avventura A Durango
Presentazione
Sally
Verranno A Chiederti Del Nostro Amore
Rimini
Via Del Campo
Maria Nella Bottega Di Un Falegname
Il Testamento Di Tito

Avventura A Durango (PFM)
(Testo italiano: Fabrizio De André e Massimo Bubola; Testo e Musica originali: Bob Dylan e Jacques Levy, "Romance In Durango")
Peperoncini rossi nel sole cocente,
polvere sul viso e sul cappello,
io e Maddalena all'occidente
abbiamo aperto i nostri occhi oltre il cancello.
Ho dato la chitarra al figlio del fornaio,
per una pizza ed un fucile,
la ricomprerò lungo il sentiero
e suonerò per Maddalena all'imbrunire.
Nun chiagne, Maddalena:
Dio ci guarderà
e presto arriveremo a Durango.
Strìgneme, Maddalena:
'sto deserto finirà
e tu potrai ballare o' fandango.
Dopo i templi aztechi ed il confine,
le prime stelle sul Rio Grande,
di notte sogno il campanile
e il collo di Ramòn pieno di sangue.
Sono stato proprio io all'osteria
a premere le dita sul grilletto,
vieni, mia Maddalena, voliamo via,
il cane abbaia e quel che è fatto, è fatto.
Nun chiagne, Maddalena:
Dio ci guarderà
e presto arriveremo a Durango.
Strìgneme, Maddalena:
'sto deserto finirà
e tu potrai ballare o' fandango.
Alla corrida con tequila ghiacciata
vedremo il toreador toccare il cielo,
all'ombra della tribuna antica
dove Villa applaudiva il rodeo.
Il frate pregherà per il perdono,
t'accoglierà nella missione,
avrò stivali nuovi, un orecchino d'oro
e sotto il velo tu farai la comunione.
La strada è lunga ma ne vedo la fine,
arriveremo per il ballo,
e Dio ci apparirà sulle colline
coi suoi occhi smeraldini di ramarro.
Nun chiagne, Maddalena:
Dio ci guarderà
e presto arriveremo a Durango.
Strìgneme, Maddalena:
'sto deserto finirà
e tu potrai ballare o' fandango.
Che cos'è il colpo che ho sentito?
Ho nella schiena un dolore caldo.
Siediti qui, trattieni il fiato:
forse non sono stato troppo scaltro.
Svelta, Maddalena, prendi il mio fucile,
guarda dov'è partito il lampo,
miralo bene, cerca di colpire,
potremmo non vedere più Durango.
Nun chiagne, Maddalena:
Dio ci guarderà
e presto arriveremo a Durango.
Strìgneme, Maddalena:
'sto deserto finirà
e tu potrai ballare o' fandango.

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Presentazione
(Introduzione parlata in cui vengono presentati i protagonisti della tournée)
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Sally (PFM)
(Testo e Musica: Fabrizio De André e Massimo Bubola)
Mia madre mi disse "non devi giocare
con gli zingari nel bosco".
Mia madre mi disse "non devi giocare
con gli zingari nel bosco".
Ma il bosco era scuro, l'erba già verde:
lì venne Sally con un tamburello.
Ma il bosco era scuro, l'erba già alta:
dite a mia madre che non tornerò.
Andai verso il mare senza barche per traversare,
spesi cento lire per un pesciolino d'oro.
Andai verso il mare senza barche per traversare,
spesi cento lire per un pesciolino cieco.
Gli montai sulla groppa e sparii in un baleno:
andate a dire a Sally che non tornerò.
Gli montai sulla groppa e sparii in un momento:
dite a mia madre che non tornerò.
Vicino alla città trovai "Pilàr del Mare":
con due gocce di eroina si addormentava il cuore.
Vicino alle roulottes trovai "Pilàr dei Meli":
bocca sporca di mirtilli, un coltello in mezzo ai seni.
Mi svegliai sulla quercia, l'assassino era fuggito:
dite al pesciolino che non tornerò.
Mi guardai nello stagno, l'assassino s'era già lavato:
dite a mia madre che non tornerò.
Seduto sotto un ponte si annusava "il re dei topi":
sulla srada le sue bambole bruciavano copertoni.
Sdraiato sotto il ponte si adorava "il re dei topi":
sulla strada le sue bambole adescavano i signori.
Mi parlò sulla bocca, mi donò un braccialetto:
dite alla quercia che non tornerò.
Mi baciò sulla bocca, mi propose il suo letto:
dite a mia madre che non tornerò.
Mia madre mi disse "non devi giocare
con gli Svizzeri nel bosco".
Ma il bosco era scuro, l'erba già verde:
lì venne Sally con un tamburello.

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Verranno A Chiederti Del Nostro Amore (PFM)
(Testo: Fabrizio De André e Giuseppe Bentivoglio; Musica: Fabrizio De André e Nicola Piovan)
Quando, in anticipo sul tuo stupore,
verranno a chiederti del nostro amore,
a quella gente consumata nel farsi dar retta,
un amore così lungo,
tu, non darglielo in fretta;
non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole,
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore,
dopo l'amore così sicure
a rifugiarsi nei "sempre",
nell'ipocrisia dei "mai":
non son riuscito a cambiarti,
non mi hai cambiato, lo sai?
E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pensarmi già vecchio,
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi;
digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani,
dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni,
per ritornare dopo l'amore
alle carezze dell'amore,
era facile ormai:
non sei riuscita a cambiarmi,
non ti ho cambiata, lo sai?
Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre,
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre,
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro,
i tuoi occhi assunti da tre anni,
i tuoi occhi per loro;
ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei,
proprio identici ai tuoi:
sono riusciti a cambiarci,
ci son riusciti, lo sai?
Ma senza che gli altri ne sappiano niente,
dimmi, senza un programma, dimmi come ci si sente,
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito,
farai l'amore per amore
o per avercelo garantito;
andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro,
senza chiederti come mai,
continuerai a farti scegliere,
o finalmente sceglierai?

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Rimini (PFM)
(Testo e Musica: Fabrizio De André e Massimo Bubola)
Teresa ha gli occhi secchi,
guarda verso il mare,
per lei figlia di pirati
penso che sia normale.
Teresa parla poco,
ha labbra screpolate,
mi indica un amore perso
a Rimini d'estate.
Lei dice bruciato in piazza
dalla santa inquisizione,
forse perduto a Cuba
nella rivoluzione,
o nel porto di New York,
nella caccia alle streghe,
oppure in nessun posto
ma nessuno le crede.
Rimini, Rimini.
E Colombo la chiama
dalla sua portantina,
lei gli toglie le manette ai polsi,
gli rimbocca le lenzuola,
"per un triste re cattolico", le dice,
"ho inventato un regno
e lui lo ha macellato
su una croce di legno.
E due errori ho commesso,
due errori di saggezza:
abortire l'America
e poi guardarla con dolcezza,
ma voi che siete uomini
sotto il vento e le vele
non regalate terre promesse
a chi non le mantiene".
Rimini, Rimini.
Ora Teresa è all'Harry's Bar,
guarda verso il mare,
per lei figlia di droghieri
penso che sia normale;
porta una lametta al collo
vecchia di cent'anni,
di lei ho saputo poco
ma sembra non inganni.
"E un errore ho commesso", dice,
"un errore di saggezza:
abortire il figlio del bagnino
e poi guardarlo con dolcezza,
ma voi che siete a Rimini
tra i gelati e le bandiere
non fate più scommesse
sulla figlia del droghiere".
Rimini, Rimini,
Rimini, Rimini.

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Via Del Campo (PFM)
(Testo e Musica: Fabrizio De André)
Via del Campo c'è una graziosa,
gli occhi grandi color di foglia,
tutta notte sta sulla soglia,
vende a tutti la stessa rosa.
Via del Campo c'è una bambina
con le labbra color rugiada,
gli occhi grigi come la strada,
nascon fiori dove cammina.
Via del Campo c'è una puttana,
gli occhi grandi color di foglia,
se di amarla ti vien la voglia,
basta prenderla per la mano;
e ti sembra di andar lontano,
lei ti guarda con un sorriso,
non credevi che il Paradiso
fosse solo lì al primo piano.
Via del Campo ci va un illuso
a pregarla di maritare,
a vederla salir le scale
fino a quando il balcone è chiuso.
Ama e ridi se amor risponde,
piangi forte se non ti sente,
dai diamanti non nasce niente,
dal letame nascono i fior;
dai diamanti non nasce niente,
dal letame nascono i fior.

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Maria Nella Bottega Di Un Falegname (PFM)
(Testo e Musica: Fabrizio De André)
Falegname col martello,
perché fai "den den"?
Con la pialla su quel legno
perché fai "fren fren"?
Costruisci le stampelle
per chi in guerra andò?
Dalla Nubia sulle mani
a casa ritornò?
Mio martello non colpisce,
pialla mia non taglia
per foggiare gambe nuove
a chi le offrì in battaglia,
ma tre croci, due per chi
disertò per rubare,
la più grande per chi guerra
insegnò a disertare.
Alle tempie addormentate
di questa città
pulsa il cuore di un martello,
quando smetterà?
Falegname, su quel legno,
quanti colpi ormai,
quanto ancora con la pialla
lo assottiglierai?
Alle piaghe, alle ferite
che sul legno fai,
falegname, su quei tagli
manca il sangue, ormai,
perché spieghino da soli,
con le loro voci,
quali volti sbiancheranno
sopra le tue croci.
Questi ceppi che han portato,
perché il mio sudore
li trasformi nell'immagine
di tre dolori,
vedran lacrime di Dimaco
e di Tito al ciglio,
il più grande che tu guardi
abbraccerà tuo figlio.
Dalla strada alla montagna
sale il tuo "den den",
ogni valle di Giordania
impara il tuo "fren fren";
qualche gruppo di dolore
muove il passo inquieto,
altri aspettan di far bere
a quelle seti aceto.

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Il Testamento Di Tito (PFM)
(Testo e Musica: Fabrizio De André)
"Non avrai altro Dio all'infuori di me",
spesso mi ha fatto pensare;
genti diverse venute dall'est
dicevan che in fondo era uguale:
credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male;
credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
"Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano":
con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore;
ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.
"Onora il padre, onora la madre
e onora anche il loro bastone",
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si fermò il cuore,
non ho provato dolore;
quando a mio padre si fermò il cuore,
non ho provato dolore.
"Ricorda di santificare le feste":
facile, per noi ladroni,
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni,
senza finire legati agli altari,
sgozzati come animali;
senza finire legati agli altari,
sgozzati come animali.
Il quinto dice "non devi rubare"
e forse io l'ho rispettato,
vuotando in silenzio le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:
ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio;
ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio.
"Non commettere atti che non siano puri",
cioè non disperdere il seme,
feconda una donna ogni volta che l'ami,
così sarai uomo di fede;
poi la voglia svanisce e il figlio rimane,
e tanti ne uccide la fame,
io, forse, ho confuso il piacere e l'amore,
ma non ho creato dolore.
Il settimo dice "non ammazzare,
se del cielo vuoi essere degno":
guardàtela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno,
guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno;
guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.
"Non dire falsa testimonianza"
e aiutali a uccidere un uomo;
lo sanno a memoria il diritto divino
e scordano sempre il perdono:
ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e, no, non ne provo dolore;
ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e, no, non ne provo dolore.
"Non desiderare la roba degli altri",
"non desiderarne la sposa":
ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri già caldi d'amore
non ho provato dolore;
l'invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.
Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore;
nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore.

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