- Visitatore N° 425754 dal 4 Settembre 1998
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12

Fabrizio De André - Album
1974: Canzoni

 

Via Della Povertà
Le Passanti
Fila La Lana
La Ballata Dell'Amore Cieco
Suzanne
Morire Per Delle Idee
La Canzone Dell'Amore Perduto
La Città Vecchia
Giovanna D'Arco
Delitto Di Paese
Valzer Per Un Amore

Via Della Povertà
(Testo italiano: Fabrizio De André e Francesco De Gregori; Testo e Musica originali: Bob Dylan, "Desolation Row")
Il salone di bellezza in fondo al vicolo
è affollatissimo di marinai,
prova a chiedere a uno che ore sono
e ti risponderà: "Non l'ho saputo mai".
Le cartoline dall'impiccagione
sono in vendita a cento lire l'una,
il commissario cieco dietro la stazione
per un indizio ti legge la sfortuna.
E le forze dell'ordine, irrequiete,
cercano qualcosa che non va,
mentre io e la mia signora ci affacciamo stasera
su Via della Povertà.
Cenerentola sembra così facile,
ogni volta che sorride ti cattura,
ricorda proprio Bette Davis
con le mani appoggiate alla cintura.
Arriva Romeo trafelato
e le grida "il mio amore sei tu",
ma qualcuno gli dice di andar via
e di non riprovarci più.
E l'unico suono che rimane
quando l'ambulanza se ne va:
è Cenerentola che spazza la strada
in Via della Povertà.
Mentre l'alba sta uccidendo la luna
e le stelle si son quasi nascoste,
la signora che legge la fortuna
se n'è andata in compagnia dell'oste.
Ad eccezione di Abele e di Caino
tutti quanti sono andati a far l'amore,
aspettando che venga la pioggia
ad annacquare la gioia ed il dolore.
E il Buon Samaritano
sta affilando la sua pietà:
se ne andrà al carnevale stasera
in Via della Povertà.
I tre Re Magi sono disperati:
Gesù Bambino è diventato vecchio
e Mister Hyde piange sconcertato,
vedendo Jeckyll che ride nello specchio.
Ofelia è dietro la finestra,
mai nessuno le ha detto che è bella,
a soli ventidue anni
è già una vecchia zitella.
La sua morte sarà molto romantica,
trasformandosi in oro se ne andrà,
per adesso cammina avanti e indietro
in Via della Povertà.
Einstein, travestito da ubriacone,
ha nascosto i suoi appunti in un baule,
è passato di qui un'ora fa,
diretto verso l'ultima Thule:
sembrava così timido e impaurito
quando ha chiesto di fermarsi un po' qui,
ma poi ha cominciato a fumare
e a recitare l'a-b-c;
ed a vederlo tu non lo diresti mai,
ma era famoso qualche tempo fa
per suonare il violino elettrico
in Via della Povertà.
Ci si prepara per la grande festa,
c'è qualcuno che comincia ad aver sete,
il Fantasma dell'Opera
si è vestito in abiti da prete:
sta ingozzando a viva forza Casanova
per punirlo della sua sensualità,
lo ucciderà parlandogli d'amore,
dopo averlo avvelenato di pietà;
e, mentre il Fantasma grida,
tre ragazze si son spogliate già,
Casanova sta per esser violentato
in Via della Povertà.
E bravo Nettuno mattacchione,
il Titanic sta affondato nell'aurora,
nelle scialuppe i posti letto sono tutti occupati
e il capitano grida: "Ce ne stanno ancora";
ed Ezra Pound e Thomas Eliot
fanno a pugni nella torre di comando,
i suonatori di Calipso ridono di loro,
mentre il cielo si sta allontanando,
e, affacciati alle loro finestre nel mare,
tutti pescano mimose e lillà
e nessuno deve più preoccuparsi
di Via della Povertà.
A mezzanotte in punto i poliziotti
fanno il loro solito lavoro:
metton le manette intorno ai polsi
a quelli che ne sanno più di loro;
i prigionieri vengon trascinati
su un calvario improvvisato lì vicino
e il caporale Adolfo li ha avvisati
che passeranno tutti dal camino,
e il vento ride forte
e nessuno riuscirà
a ingannare il suo destino
in Via della Povertà.
La tua lettera l'ho avuta proprio ieri:
mi racconti tutto quel che fai,
ma non essere ridicola,
non chiedermi "come stai?";
questa gente di cui mi vai parlando
è gente come tutti noi,
non mi sembra che siano mostri,
non mi sembra che siano eroi;
e non mandarmi ancora tue notizie,
nessuno ti risponderà,
se insisti a spedirmi le tue lettere
da Via della Povertà.

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Le Passanti
(Testo italiano: Fabrizio De André; Testo e Musica originali: Georges Brassens, "Les Passantes";
Tratta da una poesia di Antoine Paul)

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà,
a quella conosciuta appena:
non c'era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.
A quella quasi da immaginare,
tanto di fretta l'hai vista passare,
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.
Alla compagna di viaggio,
i suoi occhi il più bel paesaggio,
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla,
senza averle sfiorato la mano.
A quelle che sono già prese
e che, vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato,
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.
Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante,
scavalcate da un ricordo più vicino,
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.
Ma se la vita smette di aiutarti,
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intravviste,
dei baci che non si è osato dare,
delle occasioni lasciate ad aspettare,
degli occhi mai più rivisti.
Allora nei momenti di solitudine,
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

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Fila La Lana
(Canzone popolare francese del XV secolo; Rielaborazione di Fabrizio De André)
Nella guerra di Valois
il Signor di Vly è morto,
se sia stato un prode eroe
non si sa, non è ancor certo.
Ma la dama abbandonata,
lamentando la sua morte,
per mill'anni e forse ancora
piangerà la triste sorte.
Fila la lana, fila i tuoi giorni,
illuditi ancora che lui ritorni;
libro di dolci sogni d'amore,
apri le pagine al suo dolore.
Son tornati a cento e a mille
i guerrieri di Valois,
son tornati alle famiglie,
ai palazzi, alle città.
Ma la dama abbandonata
non ritroverà il suo amore
e il gran ceppo nel camino
non varrà a scaldarle il cuore.
Fila la lana, fila i tuoi giorni,
illuditi ancora che lui ritorni;
libro di dolci sogni d'amore,
apri le pagine al suo dolore.
Cavalieri che in battaglia
ignorate la paura,
stretta sia la vostra maglia,
ben temprata l'armatura.
Al nemico che vi assalta
siate presti a dar risposta
perché dietro a quelle mura
vi s'attende senza sosta.
Fila la lana, fila i tuoi giorni,
illuditi ancora che lui ritorni;
libro di dolci sogni d'amore,
chiudi le pagine sul suo dolore.

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La Ballata Dell'Amore Cieco (O Della Vanità)
(Testo e Musica: Fabrizio De André)
Un uomo onesto, un uomo probo,
tralalalalla tralallalero
s'innamorò perdutamente
d'una che non lo amava niente.
Gli disse "portami domani",
tralalalalla tralallalero
gli disse "portami domani
il cuore di tua madre per i miei cani".
Lui dalla madre andò e l'uccise,
tralalalalla tralallalero
dal petto il cuore le strappò
e dal suo amore ritornò.
Non era il cuore, non era il cuore,
tralalalalla tralallalero
non le bastava quell'orrore,
voleva un'altra prova del suo cieco amore.
Gli disse ancor "se mi vuoi bene",
tralalalalla tralallalero
gli disse ancor "se mi vuoi bene,
tagliati dei polsi le quattro vene".
Le vene ai polsi lui si tagliò,
tralalalalla tralallalero
e come il sangue ne sgorgò,
correndo come un pazzo da lei tornò.
Gli disse lei, ridendo forte,
tralalalalla tralallalero
gli disse lei, ridendo forte,
"l'ultima tua prova sarà la morte".
E mentre il sangue lento usciva
e ormai cambiava il suo colore,
la vanità fredda gioiva,
un uomo s'era ucciso per il suo amore.
Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallalero
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei nulla era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene.

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Suzanne
(Testo italiano: Fabrizio De André; Testo e Musica originali: Leonard Cohen, "Suzanne")
Nel suo posto in riva al fiume
Suzanne ti ha voluto accanto
e ora ascolti andar le barche,
ora puoi dormirle al fianco;
sì lo sai che lei è pazza
ma per questo sei con lei
e ti offre il tè e le arance
che ha portato dalla Cina
e, proprio mentre stai per dirle
che non hai amore da offrirle,
lei è già sulla tua onda
e fa che il fiume ti risponda
che da sempre siete amanti.
E tu vuoi viaggiarle insieme,
vuoi viaggiarle insieme ciecamente
perché sai che le hai toccato il corpo,
il suo corpo perfetto con la mente.
E Gesù fu un marinaio
finchè camminò sull'acqua
e restò per molto tempo
a guardare solitario
dalla sua torre di legno
e poi, quando fu sicuro
che soltanto agli annegati
fosse dato di vederlo, disse
"Siate marinai finchè il mare vi libererà".
E lui stesso fu spezzato,
ma più umano abbandonato
nella nostra mente lui non naufragò.
E tu vuoi viaggiargli insieme,
vuoi viaggiargli insieme ciecamente,
forse avrai fiducia in lui
perché ti ha toccato il corpo con la mente.
E Suzanne ti dà la mano,
ti accompagna lungo il fiume,
porta addosso stracci e piume
presi in qualche dormitorio;
il sole scende come miele
su di lei, donna del porto,
che ti indica i colori
fra la spazzatura e i fiori,
scopri eroi fra le alghe marce
e bambini nel mattino
che si sporgono all'amore
e così faranno sempre,
e Suzanne regge lo specchio.
E tu vuoi viaggiarle insieme,
vuoi viaggiarle insieme ciecamente
perché sai che ti ha toccato il corpo,
il tuo corpo perfetto con la mente.

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Morire Per Delle Idee
(Testo italiano: Fabrizio De André; Testo e Musica originali: Georges Brassens, "Mourir Pour Des Idées")
Morire per delle idee, l'idea è affascinante,
per poco io morivo senza averla mai avuta,
perché chi ce l'aveva, una folla di gente,
gridando "viva la morte" proprio addosso mi è caduta.
Mi avevano convinto e la mia musa insolente,
abiurando i suoi errori, aderì alla loro fede,
dicendomi peraltro in separata sede
"moriamo per delle idee, va be', ma di morte lenta, va be',
ma di morte lenta".
Approfittando di non essere fragilissimi di cuore,
andiamo all'altro mondo bighellonando un poco,
perché, forzando il passo, succede che si muore
per delle idee che non han più corso il giorno dopo.
Ora, se c'è una cosa amara, desolante,
è quella di capire all'ultimo momento
che l'idea giusta era un'altra, un altro il movimento;
"moriamo per delle idee, va be', ma di morte lenta, va be',
ma di morte lenta".
Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio
lo predicano spesso per novant'anni almeno.
Morire per delle idee, sarà il caso di dirlo,
è il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.
E sotto ogni bandiera li vediamo superare
il buon Matusalemme nella longevità,
per conto mio si dicono in tutta intimità
"moriamo per delle idee, va be', ma di morte lenta,
ma di morte lenta".
A chi va poi cercando verità meno fittizie,
ogni tipo di setta offre moventi originali
e la scelta è imbarazzante per le vittime novizie,
morire per delle idee è molto bello, ma per quali?
E il vecchio che si porta già i fiori sulla tomba,
vedendole venire dietro il grande stendardo,
pensa "speriamo bene che arrivino in ritardo".
"Moriamo per delle idee, va be', ma di morte lenta,
ma di morte lenta".
E voi, gli sputafuoco, e voi, i nuovi santi,
crepate pure per primi, noi vi cediamo il passo;
però, per cortesia, lasciate vivere gli altri,
la vita è grossomodo il loro unico lusso,
tanto più che la carogna è già abbastanza attenta,
non c'è nessun bisogno di reggerle la falce,
basta con le garròte in nome della pace.
"Moriamo per delle idee, va be', ma di morte lenta, va be',
ma di morte lenta".

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La Canzone Dell'Amore Perduto
(Testo: Fabrizio De André; Musica: Sulla melodia del "Concerto in Re Maggiore" di Georg Philipp Telemann)
Ricordi, sbocciavan le viole
con le nostre parole
"non ci lasceremo mai, mai e poi mai";
vorrei dirti ora le stesse cose,
ma, come fan presto, amore, ad appassire le rose,
così per noi
l'amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po' di tenerezza.
E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole
d'un aprile ormai lontano,
li rimpiangerai,
ma sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.
E sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.

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La Città Vecchia
(Testo e Musica: Fabrizio De André)
Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi,
ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia,
"quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui fra le mie braccia".
E se alla sua età le difetterà la competenza,
presto affinerà le capacità con l'esperienza,
dove sono andati i tempi di una volta, per Giunone,
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione.
Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino,
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino,
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledir le donne, il tempo ed il governo.
Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare d'esser stati presi per il sedere;
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte,
porteran sul viso l'ombra d'un sorriso tra le braccia della morte.
Vecchio professore, cosa vai cercando in quel portone?
Forse quella che sola ti può dare una lezione,
quella che di giorno chiami con disprezzo "pubblica moglie",
quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.
Tu la cercherai, tu la invocherai più d'una notte,
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai, delapiderai mezza pensione,
diecimila lire per sentirti dire "micio bello e bamboccione".
Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli,
in quell'aria spessa, carica di sale, gonfia di odori,
lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano,
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.
Se tu penserai e giudicherai da buon borghese,
li condannerai a cinquemila anni più le spese;
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli,
vittime di questo mondo.

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Giovanna D'Arco
(Testo italiano: Fabrizio De André; Testo e Musica originali: Leonard Cohen, "Joan Of Arc")
Attraverso il buio, Giovanna D'Arco
precedeva le fiamme cavalcando,
nessuna luna per la sua corazza,
nessun uomo nella sua fumosa notte al suo fianco.
"Della guerra sono stanca ormai,
al lavoro di un tempo tornerei,
a un vestito da sposa o qualcosa di bianco
per nascondere questa mia vocazione al trionfo ed al pianto".
"Son parole, le tue, che volevo ascoltare,
ti ho spiata ogni giorno cavalcare
e a sentirti così ora so cosa voglio:
vincere un'eroina così fredda, abbracciarne l'orgoglio".
"E chi sei, tu?", lei disse divertendosi al gioco,
"chi sei tu, che mi parli così senza riguardo?".
"Veramente stai parlando col fuoco
e amo la tua solitudine, amo il tuo sguardo".
"E se tu sei il fuoco, raffreddati un poco,
le tue mani ora avranno da tenere qualcosa",
e tacendo gli si arrampicò dentro
ad offrirgli il suo modo migliore di essere sposa.
E nel profondo del suo cuore rovente,
lui prese ad avvolgere Giovanna D'Arco
e là in alto e davanti alla gente
lui appese le ceneri inutili
del suo abito bianco.
E fu dal profondo del suo cuore rovente
che lui prese Giovanna e la colpì nel segno,
lei capì chiaramente
che se lui era il fuoco lei doveva essere il legno.

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Delitto Di Paese
(Testo italiano: Fabrizio De André; Testo e Musica originali: Georges Brassens, "L'Assassinat")
Non tutti nella capitale
sbocciano i fiori del male,
qualche assassinio senza pretese
abbiamo anche noi in paese;
qualche assassinio senza pretese
abbiamo anche noi qui in paese.
Aveva il capo tutto bianco,
ma il cuore non ancor stanco:
gli ritornò a battere in fretta
per una giovinetta;
gli ritornò a battere in fretta
per una giovinetta.
Ma la sua voglia troppo viva
subito gli esauriva,
in un sol bacio e una carezza
l'ultima giovinezza;
in un sol bacio e una carezza
l'ultima giovinezza.
Quando la mano lei gli tesem
triste lui le rispose,
d'essere povero e in bolletta:
lei si rivestì in fretta;
d'essere povero e in bolletta:
lei si rivestì in fretta.
E andò a cercare il suo compagno,
partecipe del guadagno,
e ritornò col protettore
dal vecchio truffatore;
e ritornò col protettore
dal vecchio truffatore.
Mentre lui fermo lo teneva,
sei volte lo accoltellava:
dicon che quando lui spirò,
la lingua lei gli mostrò;
dicon che quando lui spirò,
la lingua lei gli mostrò.
Misero tutto sotto sopra,
senza trovare un soldo,
ma solo un mucchio di cambiali
e di atti giudiziari;
ma solo un mucchio di cambiali
e di atti giudiziari.
Allora presi dallo sconforto
e dal rimpianto del morto,
s'inginocchiaron sul pover uomo,
chiedendogli perdono;
s'inginocchiaron sul pover uomo,
chiedendogli perdono.
Quando i gendarmi sono entrati,
piangenti li han trovati:
fu qualche lacrima sul viso
a dargli il Paradiso;
fu qualche lacrima sul viso
a dargli il Paradiso.
E quando furono impiccati,
volarono fra i beati:
qualche beghino di questo fatto
fu poco soddisfatto;
qualche beghino di questo fatto
fu poco soddisfatto.
Non tutti nella capitale
sbocciano i fiori del male,
qualche assassinio senza pretese
abbiamo anche noi in paese;
qualche assassinio senza pretese
abbiamo anche noi qui in paese.

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Valzer Per Un Amore (Valzer Campestre)
(Versione di Fabrizio De André; Testo e Musica originali: Gino Marinuzzi, "Valzer Campestre")
Quando carica d'anni e di castità,
tra i ricordi e le illusioni
del bel tempo che non ritornerà,
troverai le mie canzoni,
nel sentirle ti meraviglierai
che qualcuno abbia lodato
le bellezze che allor più non avrai
e che avesti nel tempo passato.
Ma non ti servirà il ricordo,
non ti servirà
che per piangere il tuo rifiuto
del mio amor che non tornerà.
Ma non ti servirà più a niente,
non ti servirà
che per piangere sui tuoi occhi
che nessuno più canterà.
Ma non ti servirà più a niente,
non ti servirà
che per piangere sui tuoi occhi
che nessuno più canterà.
Vola il tempo, lo sai che vola e va,
forse non ce ne accorgiamo,
ma più ancora del tempo che non ha età,
siamo noi che ce ne andiamo;
e per questo ti dico "amore, amor,
io t'attenderò ogni sera,
ma tu vieni, non aspettare ancor,
vieni adesso finchè è primavera".

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