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Fabrizio De André - 45 Giri
1966: La Canzone Dell'Amore Perduto

 

La Canzone Dell'Amore Perduto
La Ballata Dell'Amore Cieco

La Canzone Dell'Amore Perduto
(Testo: Fabrizio De André; Musica: Sulla melodia del "Concerto in Re Maggiore" di Georg Philipp Telemann)
Ricordi, sbocciavan le viole
con le nostre parole
"non ci lasceremo mai, mai e poi mai";
vorrei dirti ora le stesse cose,
ma, come fan presto, amore, ad appassire le rose,
così per noi
l'amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po' di tenerezza.
E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole
d'un aprile ormai lontano,
li rimpiangerai,
ma sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.
E sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.

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La Ballata Dell'Amore Cieco (O Della Vanità)
(Testo e Musica: Fabrizio De André)
Un uomo onesto, un uomo probo,
tralalalalla tralallalero
s'innamorò perdutamente
d'una che non lo amava niente.
Gli disse "portami domani",
tralalalalla tralallalero
gli disse "portami domani
il cuore di tua madre per i miei cani".
Lui dalla madre andò e l'uccise,
tralalalalla tralallalero
dal petto il cuore le strappò
e dal suo amore ritornò.
Non era il cuore, non era il cuore,
tralalalalla tralallalero
non le bastava quell'orrore,
voleva un'altra prova del suo cieco amore.
Gli disse ancor "se mi vuoi bene",
tralalalalla tralallalero
gli disse ancor "se mi vuoi bene,
tagliati dei polsi le quattro vene".
Le vene ai polsi lui si tagliò,
tralalalalla tralallalero
e come il sangue ne sgorgò,
correndo come un pazzo da lei tornò.
Gli disse lei, ridendo forte,
tralalalalla tralallalero
gli disse lei, ridendo forte,
"l'ultima tua prova sarà la morte".
E mentre il sangue lento usciva
e ormai cambiava il suo colore,
la vanità fredda gioiva,
un uomo s'era ucciso per il suo amore.
Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallalero
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei nulla era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene.

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